Romano Prodi a Palermo: Per entrare basta essere "accreditati"

Talvolta la realtà è superiore alla fantasia.
I giornali locali ieri hanno annunziato la presenza di Romano Prodi a Palermo in un incontro pubblico con Rita Borsellino. La sede prevista è Palazzo Butera. Per ascoltarlo arrivo con largo anticipo rispetto all’orario previsto: le 15,30. Trovo, all’ingresso del Palazzo, uno schieramento di uomini del servizio d’ordine che mi spiegano che l’ingresso è riservato ai “politici accreditati”.
Perché non lo avete detto sui giornali? Perché non lo avete scritto sui comunicati?
Non è necessario rispondere a domande così banali.

Vedo sfilare così la classe dirigente del centro-sinistra siciliano, pronta ad accogliere il professor Prodi: Mattarella, D’Antoni, Cracolici, Capodicasa.

Vedo arrivare molti miei amici che militano nei diversi partiti del centro-sinistra con responsabilità dirigenziali
“Tu puoi entrare?” “Sì sono accreditato”
“Perché sei accreditato?” “Perché sono di Rifondazione”.
Qualche imbarazzato saluto e mi ritrovo nuovamente solo dinnanzi al robusto servizio d’ordine del professore.

La stessa scena, con imbarazzo via via decrescente, succede anche con gli uomini dei DS, con uomini di Italia dei Valori, uomini dei Verdi, della Margherita e della Rosa nel pugno.

Ho anche il tempo di assistere a qualche “incidente diplomatico”:
Qualche deputato non è nella lista. Proteste di rito e scuse di rito. “Può passare, ci scusi”

Il fronte dei non accreditati è poco numeroso, ma va, via… via, crescendo.
Cominciamo a guardarci in faccia, divertiti più che avviliti.

Cominciamo a prendere consapevolezza della nostra “marginalità collettiva”.
Ciascuno comincia a prendere coscienza, con sollievo, di non essere in fondo l’unico “non accreditato” presente. Timidamente cominciamo anche a scambiarci opinioni:
“Anche tu non puoi entrare?” “Sì anch’io non sono accreditato”.
“È il nuovo status di elettore del centro-sinistra?”
“Ci fa accogliere dal servizio d’ordine per non permetterci di entrare?”
“No, è il manuale Cencelli applicato anche alle manifestazioni unitarie”.
Sorrisi.
Battute.
Battutacce.
Immancabile quelle su Mastella:
“Se non hanno accreditato i suoi uomini… al senato questa volta si rischia grosso…”
Risate liberatorie.
Grazie di esistere, senatore Mastella. Puoi continuare ad essere il parafulmine dei nostri malumori. Forse è per questo che da qualche tempo ho una certa simpatia per Clemente Mastella.

Arriva Prodi, non ho difficoltà a contare i non accreditati tra i presenti nell’atrio di palazzo Butera: nessuno di loro applaude.
Scambio qualche parola con un vecchio amico, ci conosciamo da molti anni.
Fa parte della rara categoria di persone che “dall’area del movimento” (negli anni della mia gioventù) non è migrata in aree forziste.
Ovviamente anche lui non è accreditato. Si occupa di “Storia di cosa nostra” all’Università di Palermo. Ovviamente è ancora un “ricercatore”. Non è accreditato qui, come lì.
Arriva Rita, questa volta nell’atrio non c’è distinzione tra accreditati e non accreditati: l’applauso è unanime e caloroso. La lasciamo passare tra di noi avvolgendola dell’affetto che merita.

Nessuno di noi vuole turbare la sua festa: il presidente Prodi è qui per appoggiare la sua candidatuta (tra accreditati).
È vero siamo “non accreditati”, ma siamo tutti educati e rispettosi delle scelte del Professore.
Ma poi è davvero una scelta del Professore?
O è il centro-sinistra siciliano che celebra così il suo appoggio alla candidatura di Rita Borsellino?
Possono entrare giornalisti e televisioni. Entrano tante telecamere.
Le telecamere sono certamente di più dei non accreditati, almeno numerose quanto gli uomini del servizio d’ordine.
Una signora timidamente sussurra: “Siamo pochissimi, il palazzo può contenere anche noi, fateci entrare”. Gli uomini del servizio d’ordine sono inflessibili, sanno di poter far valere con facilità la loro forza nei confronti di questi “poco focosi” elettori.
Qualche protesta comincia a farsi più forte. Il tono di voce diventa più alto.
Il sevizio d’ordine è irremovibile.
“Se forziamo il servizio d’ordine, ci arrestano?”
“Come facciamo a dimostrare che siamo pacifici elettori di Rita?”
“Rita, Rita, Rita” un urlo ritmato ma di evidente simpatia e amicizia si alza tra i “non accreditati”.
Turbato e con aria di profondo rimprovero per quel che stiamo facendo… scende un pesante omone del servizio d’ordine.
“Che fate?” “urlate?” “c’è Prodi su!” “silenzio!”
“come scolaretti delle medie… , ci zittiamo tutti”
Lì c’è il pensatoio siciliano del centro-sinistra e noi urliamo il nostro amore per Rita?
C’è anche D’Antoni lassù tra gli eletti, D’Antoni non ha mai meritato le battutacce fatte a Mastella: è il nuovo vice-ministro alle attività produttive, uomo estraneo a logiche di clientelismo, un puro…
un vero “accreditato doc siciliano”.
Un signore non ci sta proprio, ho continuato a guardarlo per tutto il tempo, ha un’aria mite, ha un’espressione serena. Sente la battuta su D’Antoni “accreditato doc siciliano” e muta improvvisamente l’espressione del viso… non gli avrei mai attribuito quel tono di voce: “io ho molti più diritti di Sergio D’Antoni ad entrare”, “D’Antoni può stare al governo ma io ho diritto di entare ed ascoltare Rita Borsellino, di Prodi non me ne fotte niente, dovete farmi entrare e vaffanculo l’accreditamento”.
Non ha certamente il portamento del “No-global”, è vestito in maniera semplice ma impeccabile. Gli uomini del servizo d’ordine non si permettono di sfiorarlo, è un uomo anziano e delicato.
È un uomo anziano, delicato e furibondo.
Furibondo come deve diventare un “vero siciliano non accreditato doc” per quel che sta succedendo in Sicilia, davanti i nostri occhi.
Ha sfondato, dietro di lui ci siamo noi, senza una parola di più ci facciamo scudo della “debolezza” di quell’uomo tenero per forzare gli omoni del servizio d’ordine.
Guadagnamo il piano superiore, la sala è piena, ma potrebbe contenerci tranquillamente.
Ci dirottano versa una saletta minore in “collegamento” alla sala principale, in “teleconferenza”.
C’è il video, dovrebbe esserci il video di quel che succede nella sala principale.
In realtà in “teleconferenza dalla stanza accanto” ci sono le immagini del “giro d’Italia” e la voce di quel che succede nella sala principale ci arriva attraverso una sottile parete divisoria.
“Fateci entrare”
“No, adesso sistemiamo il video”
Evidentemente la distinzione tra accreditati e non accreditati deve essere chiara.
Comincia a parlare Rita.
Rita fa davvero miracoli: il video comincia a trasmettere le immagini di quel che succede nella sala, c’è soltanto qualche sovrapposizione audio con il telecronista del Giro d’Italia, ma presto tutto si sitema. Le parole di Rita sono come sempre succede semplici ed efficaci:
Lo sviluppo, la sanità, l’agricoltura, il turismo sono alcuni dei temi affrontati.
Ovviamente per ognuno di questi temi c’è un riferimento preciso all’ostacolo rappresentato da cosa nostra per lo sviluppo del settore. C’è l’immancabile citazione delle agenzie economiche internazionali sugli effetti dello strapotere economico-politico di cosa nostra sul mancato sviluppo della Sicilia. Rita è stanca, probabilmente è la prima volta che vede il pensatoio del centro-sinistra al completo (compreso D’Antoni). Certo non c’è Latteri. Ma perché dovrebbe?
Quello era il “pensato” dal pensatoio…
La famiglia Latteri è proprietaria di cliniche private in Sicilia, però Latteri era proposto come universitario doc. Una parte rilevante del pensatoio avava partorito un rassicurante uomo della sanità privata come candidato unitario e Rita invece si è permessa di vincere le primarie…
C’è anche il rischio concreto che diventi presidente della Regione.
Ogni giorno guadagna qualche punto da quel divario apparentemente incolmabile del 15% che ha diviso i due schieramenti alle elezioni politiche.
Adesso siamo soltanto al 3% e una campagna mediatica vera, un impegno reale dei partiti della coalizione rischierebbe di trasformare un speranza in realtà.
Il pensatoio non aveva pensato una cosa simile.
Il pensatoio fa la campagna elettorale in Sicilia esclusivamente per contare il numero dei deputati da piazzare all’Assemblea Regionale.
Quale altra campagna elettorale dovrebbe fare?
Il pensatoio siciliano disprezza l’utopia.
Come potrebbe capire le nostre speranze?
In questa terra è nato il compromesso storico.
Un amico del capo dello stato, l’onorevole Macaluso ne fu il principale teorico: “Laboratorio Sicilia”. La disastrata classe dirigente siciliana del centro-sinistra nasce da quel laboratorio e adesso è tutta nella sala accanto riservata agli “accreditati”.
Votare Rita ha un significato forte: è un’altra storia
Gli uomini e le donne di Rita sono tutti “non accreditati”. Sono gli uomini e le donne di una Sicilia marginale ma che può dare tanto a questa terra. Il professor Prodi non conosce nulla di questa storia “altra” e infatti comincia il suo intervento da qui:
“Innanzi tutto vi chiederete perché ho scelto una sede così piccola per venire qui a testimoniare…”
L’hai scelto proprio tu la sala, Professor Prodi.
Hai inagurato in Sicilia il nuovo rapporto con gli elettori: rapporto zero.
Seminari non solo ai ministri, ma a tutta la classe politica “che conta”. Sono fortunato, posso ascoltare il primo seminario della nuova era. Posso ascoltarlo da intruso non accreditato.
Inevitabilmente penso con paura al Laboratorio Sicilia e ho terrore di questa nuova stagione.
Il discorso è moderatamente lungo, una vera lezione frontale, di quelle che non servono a un…
Il professor Prodi è un vero professore universitario, del genere che ti fa venire in mente la vecchia massima di Bertrand Russell: “le università sopravvivono perché non si sono ancora adeguate all’invenzione medievale della stampa”
Il professore è inoltre un vero emiliano: concreto, restio all’uso di parole improprie.
Siamo in Sicilia, ma il suo composto discorso riesce ad evitare non solo la parola cosa nostra, ma anche la più neutrale e rassicurante parola che tutti in Italia (grazie a Moggi) usano senza problemi: mafia. Ma è solo un lapsus, e forse parlava di calcio.
Il professor Prodi ci parla invece di quella straordinaria occasione per lo sviluppo del mezzogiorno offerta dagli investimenti che pioveranno in Europa dall’Oriente. Cita la Cina almeno 12 volte:
“Dobbiamo essere pronti all’occasione storica offerta dai nuovi investimenti cinesi”.
“Andrò in Cina con un’agenda fitta delle idee che il mio governo realizzerà per prepararci ad accogliere i capitali cinesi”.
Penso ai poveri cinesi che ho incontrato a Londra, manifestavano per i diritti umani emulando le torture che quel popolo ha subito e continua a subire. Le gabbie disumane in cui sono costretti nelle prigioni, le scosse elettriche sugli organi genitali.
Che occasione ci offre il professor Prodi: se tutto va bene potremo vedere anche in Sicilia queste manifestazioni di protesta, non sarà necessario girare per L’Europa dove in ogni capitale è possibile vedere manifestazioni come questa. Ma il professsor Prodi come presidente della commissione europea ha girato per l’Europa? Non ha mai visto quello che ho visto io?
Il mercato è mercato.
E i cinesi a quanto pare hanno soldi per investire.
Perché dovrebbero investire qua da noi i cinesi?
Improvvisamente capisco perche il professor Prodi non nomina mai la parola mafia, non vuole offendere la sensibilità orientale per via della asserita presenza nel lontano Oriente della mafia cinese.
I cinesi sono molto sensibili, somigliano ai siciliani di qualche anno fa, solo nominare la parola mafia offenderebbe la loro sensibilità e allora: addio… pacchia dai mercati orientali.
Il governo Berlusconi si è messo nei guai con l’Islam, volete voi che il governo Prodi metta nei guai l’Italia con il resto del mondo (che è fatto per l’appunto di cinesi).
Per evitare di offendere la sensibilità dei cinesi, il Professor Prodi viene qui in Sicilia e non ci parla per nulla della mafia.
Siamo alla fine, è il momento della conferenza stampa.
I giornalisti capiscono che debbono parlare di tutto tranne che della Sicilia.
Il professore finge qualche resistenza però parla di Berlusconi e dello scontro di civiltà che Lui ha dovuto affrontare con l’avversario politico.
Non una parola sullo scontro di civiltà tra Rita e quell’altro.
Finalmente è il turno di un giornalista tedesco.
“Presidente se Rita Borsellino vince posso anticiparle i titoli dei giornali di tutto il mondo “Ha vinto l’antimafia”. Se vince Cuffaro quale pensa che saranno i titoli dei giornali di tutto il mondo? Voglio aiutarla: Ha vinto la… “
Il mio resonto diligente della giornata ha black out, non so cosa abbia bofonchiato il professore in risposta, so soltanto una cosa: non ha nominato la parola mafia.
Il ponte istituzionale è salvo, Prodi ha superato la prova più difficile.
L’Italia avrà un governo stabile e una sponda istituzionale sicura: L’UDC di Casini e Follini.
C’è un solo problema: non ci sarà Cuffaro perché Rita è già il nostro presidente.
L’ho vista questa sera, ne sono certo.
Amici datevi da fare, abbiamo 48 ore per colmare quel due per cento residuo.
E questa volta sarà una vittoria della Sicilia.
Soltanto della Sicilia che tutto il mondo ama, ma che il governo del professor Prodi intendeva sacrificare.


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